Un viaggio che mi ha un pò cambiato
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UN VIAGGIO CHE MI HA UN PO’ CAMBIATO
Eravamo colleghe, a scuola, da qualche anno, ci aveva accomunato l’aver fatto qualche campo scuola con i ragazzi, registrando molti interessi convergenti, prima di tutto l’amore per la natura, soprattutto la montagna. Così un’estate decidemmo di fare insieme un viaggio piuttosto lungo e un po’ avventuroso, senza nessuna prenotazione. Va detto che la mia collega ha un marito direttore di albergo, che quando viaggia, programma strettamente e professionalmente ogni movimento!
Il viaggio lo avevamo progettato leggendo su una rivista molto bella che era uscita da poco tempo – non ne ricordo il nome – ma trattava argomenti tra il misteriosofico e il culturale, con aperture sulle mitologie e su argomenti letterari. Erano gli anni ottanta, noi uscivamo da grandi illusioni sessantottesche, si era in ricerca…
Il viaggio era “Il cammino di Santiago”. Non era molto lontano il tempo in cui avevamo visto il film di Bunuel “La via lattea”. L’anno prima avevamo fatto, in gruppo, un viaggio a Praga e avevamo conosciuto una signora con cui facevamo discorsi interessanti, che vertevano su argomenti vagamente iniziatici. Credo di aver letto in quell’anno, una gran quantità di letteratura e saggistica aperta al soprannaturale e al senso del mistero.
Partimmo da Cortina, dove eravamo in vacanza ciascuno con la propria famiglia. Prima tappa fu la Provenza.
La prima notte fu sulla Costa Azzurra, niente da annotare a parte la bellezza dei luoghi e del bagno tra gli scogli rossi dell’Esterel. La sera successiva, non essendo disponibile Avignone (non avevamo prenotato!), andammo a Salon de Provence, una cittadina nei pressi. Sulle mura della città ci accolse una gigantografia di Nostradamus che qui aveva abitato ed era morto. “ o Dio, il viaggio iniziatico! Vedrai quando lo raccontiamo alla Maga (chiamavamo così la signora conosciuta a Praga che avevamo continuato a frequentare a Roma).”
Passammo a Montpellier, a Carcassonne, seguendo l’itinerario classico del viaggio in Provenza. Attraversando Toulouse vedemmo un cartello con un nome che ricorreva nei sacri testi del mio viaggio letterario tra esoterismo e mistica. Si trattava della mitica Monsegur, l’ultima rocca nella quale resistettero i Catari. A proposito sull’autostrada avevamo incontrato un grande memorial alle vittime della repressione con cui il re di Francia, con la benedizione del Papa, aveva colpito l’autonomia anche religiosa del Midi. I nomi dei cavalieri catari e delle città distrutte formavano un cammino tra le croci catare.
Dunque lasciammo le autostrade e ci avventurammo su per i Pirenei alla ricerca di Monsegur. Attraversammmo boschi e prati, incontrammo daini e aquile, ad un certo punto, un forte temporale, costrinse me, che guidavo a concentrarmi sulla strada, facendomi perdere di vista i cartelli indicatori. In breve, quando il temporale cessò, ci accorgemmo che ormai eravamo molto lontani dal bivio che avremmo dovuto prendere. Causando stupore nella mia amica non tornai indietro, ma dissi :”si vede che non dovevamo andarci…” E proseguimmo, sempre su una strada di montagna, in direzione del passo di Roncisvalle che era il valico che avevamo scelto per raggiungere la Spagna sui passi di Carlo Magno e del paladino Orlando. Ma lungo la strada, trovammo invece l’indicazione per Lourdes, mi parve necessaria la deviazione per un luogo a cui non avevamo pensato, progettando il viaggio, ma che sicuramente meritava la nostra attenzione.
Arrivammo esattamente all’ora della benedizione dei malati. Lasciai la macchina, non avendo trovato alcun parcheggio libero, a fianco alla porta della Basilica superiore e corremmo alle terrazze.
Fu per noi, allora piuttosto critiche verso la religione ufficiale, una emozione fortissima.
Cominciai a capire che forse la mia ricerca misticheggiante poteva orientarsi più su un ritorno con maggior consapevolezza, che su tante suggestione esoteriche medievalistiche o esotiche. Il viaggio proseguì, ma forse la ricerca trovò una nuova - o antica – bussola.
Eravamo colleghe, a scuola, da qualche anno, ci aveva accomunato l’aver fatto qualche campo scuola con i ragazzi, registrando molti interessi convergenti, prima di tutto l’amore per la natura, soprattutto la montagna. Così un’estate decidemmo di fare insieme un viaggio piuttosto lungo e un po’ avventuroso, senza nessuna prenotazione. Va detto che la mia collega ha un marito direttore di albergo, che quando viaggia, programma strettamente e professionalmente ogni movimento!
Il viaggio lo avevamo progettato leggendo su una rivista molto bella che era uscita da poco tempo – non ne ricordo il nome – ma trattava argomenti tra il misteriosofico e il culturale, con aperture sulle mitologie e su argomenti letterari. Erano gli anni ottanta, noi uscivamo da grandi illusioni sessantottesche, si era in ricerca…
Il viaggio era “Il cammino di Santiago”. Non era molto lontano il tempo in cui avevamo visto il film di Bunuel “La via lattea”. L’anno prima avevamo fatto, in gruppo, un viaggio a Praga e avevamo conosciuto una signora con cui facevamo discorsi interessanti, che vertevano su argomenti vagamente iniziatici. Credo di aver letto in quell’anno, una gran quantità di letteratura e saggistica aperta al soprannaturale e al senso del mistero.
Partimmo da Cortina, dove eravamo in vacanza ciascuno con la propria famiglia. Prima tappa fu la Provenza.
La prima notte fu sulla Costa Azzurra, niente da annotare a parte la bellezza dei luoghi e del bagno tra gli scogli rossi dell’Esterel. La sera successiva, non essendo disponibile Avignone (non avevamo prenotato!), andammo a Salon de Provence, una cittadina nei pressi. Sulle mura della città ci accolse una gigantografia di Nostradamus che qui aveva abitato ed era morto. “ o Dio, il viaggio iniziatico! Vedrai quando lo raccontiamo alla Maga (chiamavamo così la signora conosciuta a Praga che avevamo continuato a frequentare a Roma).”
Passammo a Montpellier, a Carcassonne, seguendo l’itinerario classico del viaggio in Provenza. Attraversando Toulouse vedemmo un cartello con un nome che ricorreva nei sacri testi del mio viaggio letterario tra esoterismo e mistica. Si trattava della mitica Monsegur, l’ultima rocca nella quale resistettero i Catari. A proposito sull’autostrada avevamo incontrato un grande memorial alle vittime della repressione con cui il re di Francia, con la benedizione del Papa, aveva colpito l’autonomia anche religiosa del Midi. I nomi dei cavalieri catari e delle città distrutte formavano un cammino tra le croci catare.
Dunque lasciammo le autostrade e ci avventurammo su per i Pirenei alla ricerca di Monsegur. Attraversammmo boschi e prati, incontrammo daini e aquile, ad un certo punto, un forte temporale, costrinse me, che guidavo a concentrarmi sulla strada, facendomi perdere di vista i cartelli indicatori. In breve, quando il temporale cessò, ci accorgemmo che ormai eravamo molto lontani dal bivio che avremmo dovuto prendere. Causando stupore nella mia amica non tornai indietro, ma dissi :”si vede che non dovevamo andarci…” E proseguimmo, sempre su una strada di montagna, in direzione del passo di Roncisvalle che era il valico che avevamo scelto per raggiungere la Spagna sui passi di Carlo Magno e del paladino Orlando. Ma lungo la strada, trovammo invece l’indicazione per Lourdes, mi parve necessaria la deviazione per un luogo a cui non avevamo pensato, progettando il viaggio, ma che sicuramente meritava la nostra attenzione.
Arrivammo esattamente all’ora della benedizione dei malati. Lasciai la macchina, non avendo trovato alcun parcheggio libero, a fianco alla porta della Basilica superiore e corremmo alle terrazze.
Fu per noi, allora piuttosto critiche verso la religione ufficiale, una emozione fortissima.
Cominciai a capire che forse la mia ricerca misticheggiante poteva orientarsi più su un ritorno con maggior consapevolezza, che su tante suggestione esoteriche medievalistiche o esotiche. Il viaggio proseguì, ma forse la ricerca trovò una nuova - o antica – bussola.
