La prima volta che...
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La prima volta che…
Senza dubbio uno dei ricordi che hanno segnato la mia vita e che porto con piacere dentro di me è stato il mio primo incontro più profondo tra i generi. Il mio primo “vero” ragazzo, la sua delicatezza, i modi gentili e la dolcezza con cui mi ha introdotta al piacere sessuale. E pensare che temevo quel momento come la peste, tali e orribili erano gli avvertimenti che venivano scagliati verso le ragazze giovani da parte della famiglia, della parrocchia, degli “amici” bigotti.
Il timore, l’agitazione, il senso di colpa del peccato sono stati spazzati di colpo in un pomeriggio. Avevo sedici anni ed erano gli anni sessanta.
Perché tutto ciò è rimasto scolpito dentro di me?
All’improvviso si è aperta una finestra sul mondo: la consapevolezza di come avrei voluto essere trattata dai ragazzi, del rispetto che desideravo, della necessità di creare rapporti di amicizia, sentimentali, intimi, senza barriere, senza inganni né il bisogno di doversi difendere.
Da lì la coscienza e la volontà di combattere qui modelli culturali e sociali che prevedevano il cliché dei ruoli ben definiti: il maschio cacciatore, la femmina preda designata.
Un insegnamento che ha marcato profondamente la mia evoluzione di individuo che ha sempre cercato rispetto in tutti gli ambiti delle relazioni sociali e sentimentali, con individui appartenenti a qualsiasi “genere”.
E poi come condividere questa preziosa scoperta con gli altri?
Costruendo relazioni più vere con uomini e donne, impegnandosi nel sociale, partecipando a gruppi di autocoscienza, manifestando apertamente il proprio punto di vista in pubblico e nel privato, combattendo l’ambiguità, esprimendo chiaramente il disagio, ricordando sempre di vestire anche i panni dell’altro.
Anna
Senza dubbio uno dei ricordi che hanno segnato la mia vita e che porto con piacere dentro di me è stato il mio primo incontro più profondo tra i generi. Il mio primo “vero” ragazzo, la sua delicatezza, i modi gentili e la dolcezza con cui mi ha introdotta al piacere sessuale. E pensare che temevo quel momento come la peste, tali e orribili erano gli avvertimenti che venivano scagliati verso le ragazze giovani da parte della famiglia, della parrocchia, degli “amici” bigotti.
Il timore, l’agitazione, il senso di colpa del peccato sono stati spazzati di colpo in un pomeriggio. Avevo sedici anni ed erano gli anni sessanta.
Perché tutto ciò è rimasto scolpito dentro di me?
All’improvviso si è aperta una finestra sul mondo: la consapevolezza di come avrei voluto essere trattata dai ragazzi, del rispetto che desideravo, della necessità di creare rapporti di amicizia, sentimentali, intimi, senza barriere, senza inganni né il bisogno di doversi difendere.
Da lì la coscienza e la volontà di combattere qui modelli culturali e sociali che prevedevano il cliché dei ruoli ben definiti: il maschio cacciatore, la femmina preda designata.
Un insegnamento che ha marcato profondamente la mia evoluzione di individuo che ha sempre cercato rispetto in tutti gli ambiti delle relazioni sociali e sentimentali, con individui appartenenti a qualsiasi “genere”.
E poi come condividere questa preziosa scoperta con gli altri?
Costruendo relazioni più vere con uomini e donne, impegnandosi nel sociale, partecipando a gruppi di autocoscienza, manifestando apertamente il proprio punto di vista in pubblico e nel privato, combattendo l’ambiguità, esprimendo chiaramente il disagio, ricordando sempre di vestire anche i panni dell’altro.
Anna
